Le elezioni regionali sono alle porte, abbasso l’improvvisazione

Archiviate le europee tra meno di un anno abbiamo incalzante la sfida per le elezioni regionali.

Provo a fare qualche breve considerazione prendendo il là da un editoriale di Paolo Mainiero che su’ Il Mattino ci avverte che per incrociare la domanda e la fiducia dei cittadini al voto non servono solo i cartelli elettorali, le coalizioni unite – quella che Mainiero definisce brillantemente la sindrome dell’auto(in)insufficienza – , perché come dimostrato dalle recenti elezioni amministrative “l’unità del centrodestra, per quanto sia un valore, non è sufficiente, non è certezza di vittoria, è una pre-condizione, da sola non basta, e limitarsi a discutere su chi debba mettere la bandierina, se la Lega o Forza Italia, rischia di apparire un gioco che interessa solo le nomenclature. La ricerca di una leadership è decisiva ma se inserita in un contesto di programmi e di alleanze”.

Quindi, uniti si vince e lo dimostrano il Molise, il Friuli, l’Abruzzo, la Basilicata e per finire il Piemonte, ma uniti si perde anche e se diamo uno sguardo alla nostra Campania gli esempi sono tanti e a volte dolorosi, del resto, se proviamo a comparare le percentuali o i voti assoluti alle regionali 2015 e alle europee di maggio il centrodestra non ha fatto segnare grandi progressi (da un 38,38% a un 38,68%).

Cosa fare?

Almeno due semplici, ma determinati, cose.

Di certo, evitare uno stantio tatticismo sulla scelta della leadership: occorre da subito esser chiari e scegliere lo sfidante di De Luca e del M5S, o quantomeno guardando a Forza Italia, è necessario trovare sin da ora la soluzione maggiormente partecipata con la quale proporre agli alleati candidati autorevoli, radicati territorialmente e portatori di credibilità e reputazione trasversali.

Se pensiamo di avere le donne e gli uomini giusti per governare una regione complessa, occorre archiviare il tempo dei masochismi elettorali, dei posizionamenti a prescindere, delle scelte calate dall’alto che non giovano a nessuno, cittadini, imprese e partiti compresi. Per quanto mi riguarda, sposo volentieri anche l’idea delle primarie, le abbiamo sperimentate in altri contesti, penso ad esempio a Foggia, e i risultati sono stati lusinghieri.

In secondo luogo, fissiamo da subito le urgenze e le opportunità programmatiche con le quali confrontarci con le nostre comunità: tra le prime è vitale fissare con gli spilloni l’opposizione all’attuale impostazione sul regionalismo differenziato che rappresenterebbe per il Mezzogiorno e la Campania una pietra tombale.

Tra le opportunità da cogliere e che purtroppo in questi quattro anni hanno avuto risposte schizofreniche e dettate dall’umoralità o dalle piccole convenienze, è il caso di aprire dei tavoli sugli asset strategici regionali: Turismo, Ambiente, Sanità, Aree di Crisi e Trasporti.

La sfida è decisamente alla nostra portata, sempreché saremo guidati dal buonsenso nel mettere da parte i nostri limiti e non regalare al centrosinistra altri cinque anni di governo in Campania.