#congiorgio

Descriversi e raccontarsi non è mai semplice.

Il rischio che corriamo, ogni volta, è di cadere nell’elencazione dei nostri dati anagrafici, una nuova carta d’identità che si ferma agli aspetti superficiali, di rito, ma che trascura e omette una considerazione essenziale: la vita di ognuno non è solo una data di nascita, il colore degli occhi, lo stato civile, ma è composta da tante microstorie dove nasce e si forma il carattere, il nostro modo di stare al mondo, tra e con la gente, di vedere e pensare al nostro cammino.

A qualcuno importa, forse, di sapere che sono nato nell’aprile del 1975, a Pignataro Maggiore, comune dell’Agro Caleno in provincia di Caserta, e che i miei genitori hanno scelto per me il nome del Santo Patrono, Giorgio.

L’amore per la mia terra e per la politica, che non è la lotta per il potere ma lo strumento di un riscatto sociale e culturale, me li sono portati dentro fin da adolescente, e a 16 anni già volevo cambiare il “mio mondo” così ho costituito, assieme ad altri amici, adolescenti visionari ma leali, un movimento giovanile: nacque così, il nostro “Indipendente”.
Nel nome che scegliemmo c’era già tutto, la nostra ambizione e il nostro fallimento. La nostra forza di sognare e le debolezze dell’inesperienza. Per noi tutti è stata un’avventura bella, formativa e indimenticabile.

Il virus per la politica del riscatto e della partecipazione mi porta, a soli 23 anni, a candidarmi al Consiglio Comunale del mio paese, ottenendo un riconoscimento di cui ancora oggi vado fiero, con ben 384 preferenze sono il candidato eletto con il maggior numero di voti in assoluto: fiero, per la stima di cittadini, ma preoccupato per quanto saprò veramente fare.

Due anni più tardi, a 25 anni appena compiuti, mi sono candidato al Consiglio Provinciale di Caserta e, dopo una campagna elettorale che per la prima volta mi portò fuori dai confini della mia Pignataro per incontrare tanti cittadini, riesco a strappare l’elezione a consigliere provinciale con il mio partito dell’epoca, Alleanza Nazionale. Un’esperienza unica, che avrò la fortuna di ripetere poi nel 2005 per un altro quinquennio.

Mentre vivo per la politica, passano gli anni, maturo, almeno lo spero, studio, almeno ci provo, e mi innamoro. Mi laureo in Giurisprudenza e sono oggi abilitato all’esercizio della professione forense, specializzato in diritto e gestione dell’ambiente vinco il concorso per funzionario amministrativo di Roma Capitale.

Dopo le esperienze di consigliere comunale e provinciale, nel 2002 con il sostegno di tanti concittadini, decido di candidarmi a Sindaco di Pignataro Maggiore: a 27 anni indosso per la prima volta la fascia tricolore della mia comunità, un onore e una responsabilità che saprò riconquistare anche nel 2006 quando riusciamo a riconfermarci alla guida del nostro territorio.

Tra un’elezione e un comizio, la laurea in giurisprudenza e il lavoro, è arrivato anche il momento di assumersi altre e più importanti responsabilità: sposo Stefania, una dolcissima ragazza che abitava da giovane a pochi metri dell’abitazione dei miei genitori e che mi ha regalato la gioia, e la responsabilità, di essere padre e genitore di Luigi e Raffaele.

Dal 2011 al 2016 mi sono occupato di politica e, soprattutto di “giustizia giusta”.

Nel 2016, poi, dopo un passaggio all’inferno e un solare ritorno, per mantener fede all’adagio che ci rammenta che “non c’è due senza tre”, mi sono candidato per la terza volta a sindaco di Pignataro Maggiore, e con uno straripante 46,69% indosso ancora una volta la fascia tricolore.

Nel 2017, e qui è storia recente, sono eletto Presidente della Provincia di Caserta nel momento più difficile e drammatico per questa nobile e secolare istituzione. La legge di riforma Delrio, bocciata dal referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ha sventrato una istituzione che se governata con il buon senso, lungimiranza e nell’interesse delle collettività, può rappresentare per i comuni e i cittadini della nostra Italia un punto di raccordo e di tutela delle comunità.